Hanno ammazzato un ragazzo, prima dell'alba del 16 marzo a San Benedetto Del Tronto, la città in cui vivo. Si chiamava Amìr. Era domenica. Si scoprirà successivamente che sono coinvolti nel delitto almeno altri cinque giovani, in attesa che si chiariscano la dinamica dei fatti.
Prontamente, un giornalista locale commentava:
L'unica certezza, al momento, è che San Benedetto del Tronto si trova a fare i conti con un fatto di sangue che ha scosso profondamente la città.
Quella domenica avremmo proclamato nelle nostre chiese il vangelo della Trasfigurazione, in cui si racconta di Gesù, che sale sul monte con Pietro, Giovanni e Giacomo, si trasfigura divenendo una luce accecante, si mostra insieme al profeta Elia e Mosè, ma i suoi tre apostoli più affezionati dormono, oppressi dal sono.
Come tutti noi, forse, dormienti e oppressi da qualche sonno. Finalmente scossi da un omicidio consumato sul lungomare, dove andiamo a passeggiare e dove si sono dovuti affrettare a pulire il sangue, prima che vi passasse la carovana della "Tirreno Adriatico".
Forse siamo stati scossi per un momento. Forse abbiamo interrotto bruscamente la nostra abituale sonnolenza. Ma solo per un momento. Giusto il tempo di rendersi conto che si trattava di uno di noi. Fino a scoprire che nessun innocente era stato colpito, poiché «si sono ammazzati tra loro». Neanche avrebbero dovuto esserci sul "nostro" lungomare. Neanche avrebbero dovuto esistere, forse.
Sui social media tanta rabbia e la rincorsa a individuare il colpevole che ha osato attentare al nostro sacro idolo della tranquillità. Il cittadino indignato contro le istituzioni, le istituzioni indignate tra di loro. Il Consigliere contro il Sindaco, il Sindaco contro il Prefetto, il Prefetto interroga il Presidente, il Presidente se la prende con l'Onorevole, l'Onorevole accusa il Sottosegretario, il Sottosegretario riferirà al Ministro, il Ministro al Governo. E finalmente avremo la soluzione: commissariato di primo livello.
Non so cosa significhi. Non so neppure quale sarà l'immediato benessere prodotto alla nostra città. Non ho capito, nella concretezza, come questo generoso progresso accordatoci possa impedire l'accoltellamento di un giovane, poco prima dell'alba, la domenica mattina. Ho soltanto l'impressione che la scossa sia servita a poco, poiché, scossi dall'accaduto, immediatamente abbiamo rimediate un nuovo anestetico per riaddormentarci prontamente: commissariato di primo livello.
Adesso siamo più sicuri o più addormentati?
La domenica precedente al fatto, noi cristiani avevamo proclamato il vangelo delle tentazioni. L'evangelista Luca racconta che Gesù sta nella realtà, insicura come un deserto, insicura per definizione. E dentro questo deserto deve trovare risposte a tante domande urgenti sul desiderio di vivere.
Il Diavolo suggerisce tre risposte. Le solite soluzioni del Principe della menzogna: il possesso delle cose, il possesso degli altri, il possesso di Dio. Fuori di metafora possiamo così definire: ci vogliono più risorse, ci vuole più potere, ci vogliono soluzioni immediate. Ma poi, continuiamo a dormire, rimaniamo distratti, prima di tutto la tranquillità e l'illusione di una sicurezza, che non esiste a questo mondo, per definizione.
Ma non tutti dormono. Non tutti si arrabbiano. Non tutti accusano.
Qualcuno ha ancora l'umanità di provare compassione per un ragazzo morto sul lungomare e per tutti gli altri. Qualcuno si è svegliato davvero e ha guardato in faccia la realtà insicura della vita, che chiede coraggio e responsabilità.
In sintonia con questo tempo, il nostro vescovo Giampiero, che ci invita ad aprire gli occhi, in un articolo, che vi invito a leggere per intero.
I ragazzi stanno male. Lo gridano in mille modi: dalle forme di autolesionismo, alle crisi di panico, alla rabbia e violenza diffusa, all’alcolismo e all’uso di stupefacenti, all’incapacità di tenersi un lavoro, al rifiuto di pensare al domani o di sognare una vita di coppia e di famiglia…
La quasi totalità di loro dice di provare tanta solitudine, rispetto ad un mondo di adulti troppo preoccupati di sé stessi e incapaci di avere parole autentiche.
Forse siamo addormentati davanti al male di vivere delle nuove generazioni, forse ci accontentiamo dei più bravi, dei più buoni, dei più intelligenti, dei più educati, dei più belli, quelli che corrispondono alle nostre aspettative, dimenticando tutti gli altri.
E se fosse arrivato il momento di svegliarci?
Di realizzare finalmente quel patto tra istituzioni e cittadini che dia il posto centrale che merita al compito educativo? Se decidessimo di mettere da parte ciò che ci divide per accompagnare i ragazzi a scoprire il senso bello del vivere, fatto di amicizia, rispetto, solidarietà verso i fragili?
È tanto impossibile provare a realizzare questo sogno?
Noi, che ci diciamo cristiani, siamo chiamati in causa, prima di tutti gli altri. Non a risolvere il problema eliminandolo, ma a farcene carico. Anzi, ancora di più.
Non ho risorse, capacità, poteri speciali e soluzioni immediate, ma provo compassione. Per Amìr e gli altri cinque, per tutti gli altri e per la nostra civiltà dormiente.
Tutti insieme, dobbiamo trovare semplicemente un modo di accorgerci di tutti coloro che, come Amìr e gli gli cinque, non vorremmo in giro per le nostre strade, che non vorremmo mai incontrare sul nostro lungomare, ma che il Vangelo ci comanda di amare, più della nostra stessa vita.