Quando fai l’elemosina o preghi o digiuni, non fare come fanno gli attori, che stanno recitando una parte e devono mandare avanti lo spettacolo. Questi si accontenteranno di aver recitato bene la loro parte e degli applausi degli altri.
Tu, invece, quando fai l’elemosina o preghi o digiuni, mettiti davanti a Dio, che sta nel segreto. E Dio, che è un Padre buono, ti farà trovare frutti meravigliosi, che non vengono dal tuo impegno, ma dal suo cuore generoso. Dalla sua Misericordia.
Al centro, non stanno le nostre opere cristiane, ma il luogo da cui scaturiscono, che è lo stesso luogo che Dio guarda: il segreto. Non nel senso che l’elemosina o la preghiera o il digiuno non debbano vedersi o essere rilevanti o avere concretezza. Nel senso che debbono scaturire dal luogo più intimo della nostra libertà. Dal cuore, nella verità.
Perché il Signore non guarda al tuo aspetto e alla tua statura, ma al tuo cuore. Perché il Signore ti conosce e non puoi fingere davanti a lui. Non devi, non ne hai bisogno. Il Signore ti conosce e ti ama: non hai più bisogno di fingere.
«Tu conosci quando mi siedo e quando mi alzo,
intendi da lontano i miei pensieri,
osservi il mio cammino e il mio riposo,
ti sono note tutte le mie vie.
La mia parola non è ancora sulla lingua
ed ecco, Signore, già la conosci tutta» (Salmo 139,2-4).
Allora sia una Quaresima autentica, cioè del cuore, prima che delle “opere”. Ovvero, una quaresima di “opere” che scaturiscono nel cuore, per incontrare lo sguardo misericordioso di Dio, nostro Padre. Colui che non si vergogna della mia nudità e della mia inefficienza. Colui che mi conosce in tutto e sempre mi ama.
Il Papa nel suo Messaggio per la Quaresima 2025, nel cuore del Giubileo, ci aiuta a partire dal cuore, cioè dall’autenticità delle nostre opere, attraverso tre chiamate alla conversione.
Prima chiamata alla conversione: camminare, cioè assumere la condizione di pellegrini.
«Sono veramente in cammino o piuttosto paralizzato, statico, con la paura e la mancanza di speranza, oppure adagiato nella mia zona di comodità?».
In questi anni abbiamo rivoluzionato il nostro modo di vivere: l’uso del telefono, degli elettrodomestici, le automobili, i social media. Ma nelle nostre comunità e nel segreto del nostro cuore rimaniamo, molto spesso, affezionati alle nostre abitudini e al principio intramontabile del “si è fatto sempre così”. Quanta fatica credere a un Dio “nuovo”, che ci invita a rompere gli schemi e ci chiama sempre altrove.
Esercizio quaresimale possibile: rivedere le nostre abitudini e priorità, le nostre agende e i nostri schemi, i valori e le tradizioni, alla luce del Vangelo, dando maggiore spazio alla Parola di Dio.
Seconda chiamata alla conversione: camminare insieme.
«Nella nostra vita, nelle nostre famiglie, nei luoghi in cui lavoriamo, nelle comunità parrocchiali o religiose, siamo capaci di camminare con gli altri, di ascoltare, di vincere la tentazione di arroccarci nella nostra autoreferenzialità e di badare soltanto ai nostri bisogni?».
Il mondo sembra naufragare in un individualismo sempre più spinto. I miei diritti, le mie priorità, i miei spazi, la mia devozione, la mia morale, le mie preghiere… Anche in chiesa, sembrerebbe prevalere la sensazione di gente che sta lì a prelevare qualcosa, come al bancomat, senza curarsi di coloro che stanno intorno. Molti pregano per conto proprio, inventando parole e gesti, forse per distinguersi dagli altri, anziché provare a stare in comunione con tutti. Diciamo: «Fratelli e sorelle…», ma quanto sentiamo vero quello che diciamo?
Esercizio quaresimale possibile: in ogni ambito di vita, specialmente nelle nostre liturgie, provare ad “accorgersi degli altri”. Cantare insieme, pregare insieme, provare a conoscere le persone che frequentano le stesse nostre celebrazioni da anni, delle quali, spesso, non conosciamo neppure il nome. Dopo anni.
Terza chiamata alla conversione: camminare nella speranza.
«Ho in me la convinzione che Dio perdona i miei peccati? Oppure mi comporto come se potessi salvarmi da solo? Aspiro alla salvezza e invoco l’aiuto di Dio per accoglierla? Vivo concretamente la speranza che mi aiuta a leggere gli eventi della storia e mi spinge all’impegno per la giustizia, alla fraternità, alla cura della casa comune, facendo in modo che nessuno sia lasciato indietro?».
Forse, è proprio la speranza cristiana a unificare ogni esperienza, affinché non siano apparati esterni, ma frutti belli, nati dall’incontro con Dio nel “segreto” del mio cuore. Un incontro così eccezionale, da traboccare e raggiungere ogni aspetto della realtà. In pensieri, parole, opere e decisioni.
Esercizio quaresimale possibile: domandarsi con sincerità e coraggio, come camminare con il Signore Gesù nella Chiesa possa aiutarci a rendere migliore il mondo in cui viviamo.
Questa mattina, molti si sono stupiti della manciata di cenere ricevuta sulla testa. Erano abituati a riceverne soltanto un pizzico. Non avrebbe dovuto, la cenere, rovinare la capigliatura, sporcare il vestito, rimanere a lungo oltre la tradizionale liturgia. Come quelli che si lamentano di essere bagnati dall’aspersione con l’acqua benedetta. Dovrebbe essere sufficiente un goccino soltanto. Come quelli che si urtano per le provocazioni del Vangelo. Basta solo un pensierino e un fioretto.
Allora, che sia una Quaresima del cuore, cioè autentica. Una Quaresima in cui la cenere sporca, l’acqua bagna e il Vangelo indispettisce e spinge alla conversione.
Che sia un cammino bello! Non comodo, ma bello!
«E il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».